Quel rifiuto ci seppellirà?

04 dicembre 2014

di Nicola Dibattista

All’inizio della sua vita sulla Terra, l’uomo non aveva problemi con i rifiuti: essenzialmente cacciatore, si cibava di animali senza produrre nulla ed era nomade.?E’ attorno all’anno 1000, dopo le crisi e gli spopolamenti seguiti alla caduta dell’Impero Romano, che in Europa cominciarono ad arrivare i primi provvedimenti volti a migliorare le condizioni igieniche nelle città.

Ordinanze stravaganti, come quella che autorizzava il lancio di orinali, preannunciato da grida, a determinate ore della notte o che obbligavano a tenere puliti luoghi cruciali, come mercati, chiese, canali e pozzi. E’ anche in questo periodo, l’inizio del Medioevo e delle corporazioni lavorative, che cominciarono a crearsi nelle città zone dedicate alle diverse attività: i rioni delle maestranze, proprio come si può osservare ancora oggi, in vecchi borghi storici, leggendo i nomi delle strade. ?

Col passare degli anni, i rifiuti divennero qualcosa da allontanare dalle città, scaricandoli (e dimenticandoli) il più lontano possibile. Un comportamento che presuppone un ambiente naturale che funzioni come una pattumiera dalla capacità infinita. Ciò ovviamente non è possibile e presto ci si accorse dei gravissimi limiti di questa strategia, anche perché comparvero nuovi materiali e oggetti ingombranti: le plastiche, gli antenati del packaging, le auto, i primi apparecchi elettrici.

Il boom economico dello scorso secolo ha accentuato questo percorso: l’imperativo del consumismo non lasciava posto per pensare a cosa fare di ciò che si butta. La produzione di rifiuti giunse alle stelle, concentrandosi nelle città e aumentando al ritmo della crescita economica.

Arrivando ad oggi scopriamo un impronunciabile quartiere periferico del Cairo, in Egitto, Manshiyat Naser, nota al mondo come Garbage City, citta del rifiuto. Camminando per le strade si scopre un economia radicata sulla spazzatura fatta di uomini e donne super-ecologisti (in egiziano Zabbalin) che si occupano tutto il giorno di smistamento e recupero degli oggetti potenzialmente utili.

Le famiglie in genere si specializzano in un particolare tipo di spazzatura e tipo di vendita e l’economia della città vive di rifiuti e si nutre di rifiuti. Un quartiere ricco e benestante con banche, ristoranti e auto lussuose che scorrazzano tra le strade pulite, cede il passo a pochi chilometri di distanza ad un anfratto ancor più ricco, ricco di rifiuto, che rappresenta la vera ed insostituibile risorsa per i 15000 Zabbalin dediti alla separazione. Un curioso comportamento che fa pensare come, grazie all’adattamento per la sopravvivenza, in alcuni casi ci si spinge oltre e lo spirito d’adattabilità rende l’uomo strettamente legato alle logiche surreali della natura irrefrenabile e impetuosa.

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