Il pesce arciere

22 novembre 2014

di Pierpaolo Saracino

 

Il mondo animale del nostro pianeta è ricco di tante specie, numerosi habitat differenti e caratteristici stili di vita. In ognuno di essi, ogni animale ha uno scopo principale comune, la continua ricercare di cibo per la propria sopravvivenza, competendo con la preda e gli altri predatori. Per aumentare le probabilità di successo, ognuno sfrutta tutte le proprie possibilità, come sorprendenti evoluzioni fisionomiche ed elaborate tecniche di predazione.

Un curioso esempio è il pesce arciere (specie del genere Toxotes): pesce dal corpo ovale e appiattito, lungo fino a circa 25 cm e dal lucente color argento alternato a grandi macchie nere. Questo rappresenta uno dei più efficienti predatori di acque prettamente salmastre e aree paludose costiere con foreste di mangrovie. La folta vegetazione di queste aree rappresenta l’habitat perfetto per molte specie di insetti, che popolano con abbondanza e indisturbate queste regioni, costituendo una ricca fonte di cibo per molti predatori.

L’alta marea favorisce la penetrazione delle acque marine costiere all’interno delle paludi e foreste di mangrovie, permettendo anche l’accesso agli animali marini, tra cui il pesce arciere. L’astuto predatore sfrutta questo momento poiché l’aumento del livello dell’acqua, non solo gli permette un comodo accesso e movimento, ma riduce la distanza tra se e le sue prede (gli insetti sui rami).

Il pesce, grazie ad enormi occhi che permettono un’eccellente visione binoculare, localizza facilmente e con precisione la preda, e poi, dopo essersi posizionato, riesce a spiccare un balzo acrobatico fuori dall’acqua di circa 30 cm, raggiungendo l’insetto e strappandolo via dai rami. Quando però la marea comincia a recedere, o nei casi di più lunga distanza della preda, il pesce arciere gioca la sua seconda tecnica di predazione: un violento e preciso getto d’acqua sparato dalla bocca.

Premendo la lingua sul palato e serrando le branchie riesce a sparare un getto d’acqua di circa 3 metri (15 volte la lunghezza del suo corpo), abbastanza forte da far cadere in acqua la preda che poi viene facilmente catturata. Un vantaggio che finisce con il ritirarsi del mare, che porta con sé questi meravigliosi predatori, regalando una temporanea sicurezza alle prede.

Un curioso comportamento che fa pensare come, grazie all’evoluzione e all’adattamento per la sopravvivenza, in alcuni casi ci si spinge oltre i propri habitat mettendo in competizione un predatore acquatico e una preda arborea. Su questa formidabile caratteristica si sono svolti diversi studi, e alcuni hanno rivelato due incredibili risultati: quando il pesce spruzza l’acqua modifica continuamente la forma della bocca (regolando quindi i cambiamenti nella sezione trasversale dell’apertura della bocca) in modo da orientare il getto e prendere la mira. L’acqua alla fine del getto viene emessa a una velocità maggiore rispetto a quella dell’inizio in modo da colpire la vittima con un rapido colpo e con la massima forza.

Una capacità impressionante per una tecnica di caccia sbalorditiva, di cui ancora un aspetto non è ancora chiaro: come riesca a calcolare l’errore dalla diffrazione della luce tra acqua e aria, colpendo comunque con precisione la preda prescelta. Anche se non ancora completamente chiaro, questo curioso comportamento rende il pesce arciere un formidabile predatore, oltre che un curioso esempio di evoluzione e adattabilità.

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