Squali a rischio

19 settembre 2014

di Pierpaolo Saracino

L’uomo, con le sue incontrollate attività, sta modificando alcuni dei fondamentali equilibri che regolano la vita sul nostro pianeta. Uno tra questi è la quantità di CO2 in atmosfera, un gas fondamentale per la vita, che aumentando oltre certi limiti provoca seri problemi.

A livello globale il principale effetto è l’aumento della temperatura atmosferica che causa non pochi danni; su scala minore invece, tra le tante conseguenze, c’è il processo di acidificazione degli oceani (la CO2 atmosferica a contatto con la superficie oceanica e quindi a molecole di acqua, si trasforma in composti che arricchendo l’acqua di ioni H+ ne aumentano l’acidità).

Questo cambiamento, seppur apparentemente trascurabile, può rivelarsi estremamente dannoso per la vita di alcuni delicati componenti degli ecosistemi marini; una delle “vittime” è il re degli oceani, lo squalo.

Un recente studio di alcune Università americane e australiane ha cercato di dimostrare come l’acidificazione degli oceani sarebbe la causa principale della progressiva perdita di olfatto negli squali. Il loro studio ha visto coinvolti alcuni esemplari di Mustelus canis presenti in diverse aree in acque con differente concentrazione di CO2; gli squali delle aree con maggior quantità di CO2 hanno dimostrato poco interesse per il cibo rispetto agli altri che hanno avuto un comportamento di normale predazione.

Gli studiosi, a tal proposito, hanno specificato che gli squali seguono dei percorsi facendosi guidare dall’olfatto, che tramite alcuni recettori percepisce ogni minima traccia chimica, elementi essenziali per la loro ricerca del cibo. Pertanto la maggior presenza di componenti chimici nell’acqua, e la maggior acidità della stessa, influenza senza dubbio l’olfatto degli squali, e s’ipotizza possa esserne la principale causa.

Questo risultato, seppur non affermato con certezza, resta comunque un campanello d’allarme da non sottovalutare. L’aumento di CO2 in atmosfera è un problema grave per gli oceani, e per la nostra vita. Si spera l’uomo riesca a invertire la rotta, il prima possibile.

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