I pesci e il loro sesto senso

27 febbraio 2015

di Pierpaolo Saracino

L’evoluzione e lo stimolo d’adattamento hanno portato da sempre, nel mondo animale e vegetale, la formazione e/o trasformazione di alcuni caratteri specifici (morfologici, biologici, comportamentali ecc.) per agevolare la vita di ogni organismo rispetto al proprio habitat. Anche gli organismi marini, nel tempo, son riusciti a munirsi di peculiari adattamenti per la sopravvivenza, ad esempio alcune specie animali possono vantare raffinati e unici organi sensoriali che spesso si rivelano vitali.

Nei pesci, infatti, oltre ai classici e più comuni organi sensoriali, possiamo notarne uno davvero esclusivo e incredibilmente unico ed efficiente: la “linea laterale”. Questo complesso sistema sensoriale è situato sui fianchi dell’animale, è visibile a occhio nudo come una riga spesso colorata ed è composta da una serie di organi recettori, quasi come canali, che si aprono verso l’ambiente attraverso una serie di pori e permettono di rilevare il movimento e le vibrazioni dell’acqua che li circonda.

Proprio sulla “linea laterale” si è incentrato un particolare studio di alcuni scienziati per cercare di capire e spiegare il “sesto senso” dei pesci. Lo studio condotto dalla collaborazione di diverse università americane e cinesi aveva come scopo quello di capire e spiegare come i pesci riescono a rilevare i flussi di acqua e su com’è strutturata la loro complessa rete sensoriale che permette incredibili risposte al loro ambiente fluido.

Si può, infatti, notare come i pesci riescono a compiere una serie di comportamenti unici e vantaggiosi, quali evitare con facilità e rapidità gli ostacoli, ridurre lo sforzo di nuoto tra vortici e forti flussi d’acqua, orientarsi sfruttando le correnti acquatiche e l’estrema precisione nel monitorare gli spostamenti (rilevati come cambiamenti di flusso d’acqua) degli altri organismi nelle vicinanze, che siano prede o predatori, anche senza l’aiuto della visione (anche grazie a questo, alcuni pesci riescono a vivere in ambienti con scarsa luce, come le grotte).

Gli studiosi così, partendo dalla “linea laterale”, hanno analizzato tutto il pool di sensori di flusso sulla superficie dei pesci esaminando ogni tipo di risposta ai cambiamenti di flusso. È stato poi creato un modello in plastica di “trota arcobaleno” in cui son stati riprodotti gli organi sensoriali con l’aggiunta di marcatori luminosi per rilevare la velocità delle acque circostanti. Il modello poi è stato sottoposto a diversi esperimenti inserendolo in situazioni simili alle condizioni di vita acquatica reali, riprodotte artificialmente, in cui è stato possibile osservare la reazione ai diversi cambiamenti di flusso d’acqua (variazioni di correnti, velocità e alterazioni a riprodurre la presenza di prede).

Così, grazie ai sensori installati sul modello, è stato possibile registrare per la prima volta le forti variazioni di flusso e pressione dell’acqua, e analizzare importanti risultati che permettono di sostenere l’idea che il sistema dei canali riesce a recepire questi segnali ovunque si verifichino, quasi come un grosso recettore progettato per rilevare tutti i segnali possibili. Inoltre, dai risultati di questo studio è stato possibile identificare e illustrare uno schema unico e universale di sensori, rappresentabile come una sorta di “antenna” che permette ai pesci di recepire segnali sui flussi di acqua per modellare i loro comportamenti e spostamenti con la massima efficienza e rapidità. Ovviamente non si può dire con certezza che questo sia il funzionamento normale dei sensori sui pesci reali, però si può accettare come un affidabile modello.

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